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Galleria Dalla parte dell’ambiente. Una riflessione ragionata sulla polveriera Parco dell’Arcipelago.

enza plotinoNella giornata di martedì 10 maggio alle ore 17 la collega Enza Plotino organizza urgentemente una conferenza stampa per fare alcune precisazioni dopo le polemiche dei giorni scorsi riguardanti il convegno sulla Posidonia spiaggiata in programma per il prossimo 21 Maggio. La Plotino non ha risparmiato frecciatine indirizzate al Presidente del Parco Giuseppe Bonanno. Davanti ad alcuni colleghi ha annunciato l’abbandono della carica da Presidente nella rinata Associazione Amici dell’Arcipelago e l’annullamento del convegno.
Riportiamo per intero la sua relazione-conferenza stampa. A disposizione anche il filmato.
Di Enza Plotino (Giornalista ambientale)
La mia descrizione ragionata degli avvenimenti che stanno accadendo a La Maddalena a causa delle brutte vicende di cui è protagonista il Parco, parte dalla fine: le mie dimissioni dall’Associazione Amici dell’Arcipelago e la cancellazione del convegno sulla Posidonia spiaggiata che stavamo organizzando per il 21 maggio. L’Associazione era stata, alcuni mesi fa, fatta rivivere con nuove e autorevoli forze per contribuire a dare al paese una possibilità di promozione e di valorizzazione culturale, ambientale e sociale. Per questo, avendo individuato un tema importante per lo sviluppo della vocazione turistica, ma anche per un moderno approccio all’equilibrio tra territorio protetto e centri urbani ricadenti in esso, come la problematica dei resti della posidonia oceanica spiaggiata, abbiamo deciso di promuovere un convegno con i maggiori esperti, le istituzioni e le Aree Marine Protette. Il percorso è iniziato con la ricerca di collaborazioni istituzionali che potessero permettere la realizzazione dell’iniziativa. Abbiamo chiesto al Comune, che ci ha dato la disponibilità della Sala Consiliare ed il patrocinio e abbiamo chiesto al Parco, avendolo individuato come il naturale partner di un convegno del genere, ma sapendo che, poiché il direttore era mio marito, non avremmo assolutamente potuto chiedere un contributo monetario, ma solo la possibilità che il Parco si impegnasse a prendersi un segmento dell’organizzazione e autonomamente lo portasse avanti. Ci tenevamo, moltissimo alla promozione del convegno, tanto che inconsapevolmente ci siamo andati ad infilare nella guerra che era scoppiata al Parco ed abbiamo cercato di procedere standone debitamente fuori. E stato così che avendo individuato come referente il direttore del Parco, direttore molto interessato alla partecipazione ad un convegno su un tema ambientale sensibile come quello della posidonia spiaggiata, abbiamo proceduto, noi con l’organizzazione dell’evento per il quale avevamo trovato anche alcuni sponsor, e il Parco, nella persona del direttore, assicurando l’ospitalità di quattro dei 17 relatori della giornata. Tutto come in mille altre situazioni, tranne per il fatto che è iniziato un attacco, da una parte, contro il direttore del Parco, reo di aver deciso autonomamente la partecipazione al convegno e dall’altra contro di noi colpevoli di non avere coinvolto dal primo momento, uno per uno perché in guerra tra loro, il presidente ed i consiglieri. Quale motivazione più semplice e suggestiva come quella del conflitto di interessi tra direttore del Parco e presidente dell’Associazione per intorbidire una situazione limpida e trasparente? E quindi viscidamente è stato messo nel giro melmoso del tritacarne cittadino, sport in cui alcuni qui sono professionisti, il fatto che un contributo era stato dato dal direttore del Parco alla moglie del direttore, in palese conflitto d’interesse. Un falso evidente, ma perfetto per alzare il livello della guerra interna all’Ente, sferrata dal presidente contro il direttore e bloccare l’organizzazione di un convegno molto scomodo per il Parco e le sue posizioni, sulla gestione dei resti di posidonia ammassata su alcune spiagge dell’Arcipelago. E qui che, come associazione, ci siamo incartati e poi fermati, vittime inconsapevoli, decidendo la cancellazione del convegno e le dimissioni della presidente. Brucia moltissimo aver dovuto interrompere la realizzazione di un convegno che avrebbe potuto portare alla cittadinanza nuove e innovative visioni sulle problematiche ambientali più vive nei territori marini ed avrebbe potuto iniziare un ciclo virtuoso di proposte culturali e ambientali per risollevare la situazione di povertà di iniziative promosse fino ad oggi dagli enti istituzionali. Le dimissioni da presidente dell’associazione sono state per me inevitabili per poter liberamente raccontare i fatti, denunciare lo stato di cose e non rimanere ipocritamente neutrale nella guerra sferrata dal presidente al direttore del parco, vista la mia strettissima vicinanza a quest’ultimo. E poiché io, prima di essere moglie del direttore del Parco, sono una giornalista ambientale, che da trent’anni si occupa di ambiente e che di situazioni sui parchi ne ha viste tante, voglio dire la mia dopo due anni di vita vissuta sull’isola e la promozione del Comitato “Risarcire Maddalena” che ha acceso i riflettori sullo stato di abbandono dell’ex arsenale dopo il mancato G8 del 2009.
E posso dirla solo su ciò che conosco meglio. I Parchi. E valutare, alla luce di un confronto tra tutte le aree protette nazionali, le condizioni del Parco di quest’Arcipelago. Ammetto che la situazione è fallimentare. I principi ispiratori che hanno portato alla costituzione di un’area protetta nazionale, ovvero la tutela, la conservazione e la proposizione di un modello innovativo di convivenza armoniosa tra parco e cittadini, sono falliti nelle nebbie di una gestione del vertice che purtroppo non ha in testa il mare. Il Parco geomarino de La Maddalena, unico in Italia, non ha capito di essere circondato dall’acqua. E lo si vede dall’approssimazione con cui vengono affrontate, solo nei casi di emergenza, le situazioni gravissime che mettono in ginocchio, in ogni stagione estiva, le isole e la loro possibilità di impatto con il turismo che si riversa su di loro, sfiancandole. Nessun progetto, nessun piano, pochi accenni di proposta (gli agricoltori garibaldini), in un deserto progettuale veramente molto esteso. Chi mi conosce sa che sono due anni che, prima con pochi riscontri, poi più ampiamente, mi sono fatta l’opinione, certificata da fatti oggettivi, dell’assoluta impotenza e incapacità di un vertice del Parco concentrato su altro, di una mission inesistente e di un sistema di protezione assolutamente inadeguato. Esempi? Caprera, una tra le più belle isole del Mediterraneo, d’estate, periodo in cui dovrebbe presentarsi con il suo vestito più bello, a cui si dovrebbe aver lavorato tutto l’inverno, diventa una bomba ad orologeria, che non è ancora scoppiata, per forza divina e non per la risoluzione del problema da parte degli organismi preposti. Altro esempio? Le bonifiche della zona inquinata dell’ex arsenale, ancora di là da venire, vengono da anni ignorate dal parco. Su questo argomento ha alzato la voce il Comitato “Risarcire Maddalena”, ha detto la sua qualche autorevole commentatore nazionale, ha parlato qualche autorevole politico locale e regionale, ma il parco assiste muto all’evolversi della vicenda. Dormiente? E’ dir poco. Per non parlare delle isole, che accolgono ogni estate migliaia di bagnanti, nell’assenza di qualsiasi strategia di equilibrio tra il legittimo desiderio di godersele in tutto il loro splendore da parte dei turisti più fortunati, e la difesa ed il recupero del fragilissimo habitat ambientale e di un ecosistema provato da anni di trascuratezza. La spiaggia dei Cavalieri, a Budelli, ormai estinta e le praterie (?) di posidonia oceanica, humus vitale e area di ripopolamento delle specie marine, arate dalle migliaia di ancore delle barche che si riversano verso le isole in estate. Proprio riguardo a Budelli e all’ossessione del presidente del parco di farla sua, ammetto che due anni fa, prima di conoscere le reali condizioni del parco, anche io ero a favore dell’acquisizione di Budelli da parte del pubblico. Ma oggi, alla luce dell’aver certificato l’assoluta mancanza di tutela e protezione di quella meravigliosa isola, ritengo che, ben venga il mantenimento del privato: sicuramente farà meglio di come ha proceduto il parco che né ha sempre avuto la gestione. D’altronde una conferma di quanto io sto sostenendo viene dalla assoluta incapacità che ha avuto il parco di acquisire consenso da parte della popolazione maddalenina. Non c’è nessuno che parli bene del parco. E tutto un florilegio di critiche e accuse. Quel feeling che andava coltivato con la cittadinanza non è mai partito ed è diventato oggi, palese condanna.
Però è intensissima l’attività di conflitto che permane nell’Ente e con l’esterno, e la concentrazione del vertice sulle guerre di potere che stanno coronando e aggiungendo scene ad una commedia del ridicolo. Lì l’impegno è totale. Naturalmente mi aspetto il peggio dalle risposte a questa mia riflessione. Ma in quello, sono artisti altri…
Un’ultima considerazione. Si sente molto a La Maddalena la mancanza di associazioni ambientaliste che portino avanti come punte di spillo le istanze ambientali. Saremmo potuti essere tanti e forse ottenere dei risultati, e invece parlano in pochi, molto pochi.

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