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Galleria Luca Ronchi risponde a Mauro Pili

AntonelloRiceviamo e pubblichiamo –

Gentilissimo On, non tutti la pensano allo stesso modo, non per questo Lei ha il diritto di offendere a riguardo del lavoro svolto dal dottor Luca Ronchi con l’Amministrazione Comiti. Per ora mi fermo qui.
Antonello Sagheddu

1) BUDELLI È PERDUTA
Si, Budelli è perduta. Sembrerà strano a chi non capisce come funziona un parco fatto di isole; sembrerà strano che proprio ora che Michael Harte ha rinunciato all’acquisto, io dica questo. Ma è così, Budelli è condannata a morte. Si tratta della stessa morte di cui stanno rischiando morire, lentamente, Spargi e Caprera. Una morte che, badate bene, riguarda in misura ancora più grave tutto il territorio italiano, ma che non risparmia-ed è per questo che ne parlo- quelle aree che dovrebbero essere immuni. Possiamo vedere il degrado in questione come un effetto collaterale della globalizzazione: la presenza dell’uomo sul pianeta si fa sempre più incalzante, le sue tracce sono più evidenti e nessun territorio, neanche i parchi, viene alla fine risparmiato.

In questo senso la cacciata di Harte da parte delle gogolanti lobbies ambientaliste è stata una vera idiozia perpetrata a danno dell’ambiente, lo stesso ambiente che molti ingenui in perfetta buona fede volevano preservare. L’azione di politici tanto più dannosi quanto più disinformati, come Pili e Pecoraro Scanio, è stata in questo assolutamente decisiva. Infatti è grazie alla loro azione se Budelli resterà chiusa e inaccessibile agli stessi abitanti delle isole e a tutti i sardi; si perché, per cacciare Harte, Budelli è stata trasformata in una riserva in cui non c’è assolutamente nulla che rischi l’estinzione: è un’isola normale, meno pregiata delle sorelle Spargi e Razzoli, per dire, più povera di habitat, meno complessa dal punto di vista ecologico, e anche meno delicata. Eppure entrambi, Pili e Pecoraro, hanno esultato quando il Parco ha trasformato l’isola in una riserva, costringendo i comuni mortali a pagare una guida per fare una passeggiata che fino a ieri potevano fare liberamente e gratis. E tutto questo senza aver risolto di un pelo i problemi di gestione che il Parco avrà, anzi se possibile avendoli aggravati. Se tra dieci anni tornerete a Budelli e la troverete più malmessa di come è ora, potrete ringraziare anche e soprattutto loro.

Ma perché dico che Budelli è perduta, e perché è stato un errore non approfittare del privato che voleva valorizzarla?

Innanzitutto Budelli è un’isola, ed è esposta ai venti del quarto quadrante (Ponente, Maestrale, Tramontana), particolarmente frequenti e intensi in tutta l’area delle Bocche di Bonifacio. Questo fa sì che ogni settimana riceva chili e chili di spazzatura portata dalle correnti e dal vento, spazzatura proveniente dalla Spagna, dalla Francia, dalla Corsica, dalla Toscana, dalle navi di passaggio. Spazzatura che quasi nessuno raccoglie, se non episodicamente e con grande sforzo. Non la raccoglie il Comune, perché con le tasse di 12.000 abitanti viene male tenere puliti 180 km di coste (tanto misurano le coste dell’Arcipelago, 180!! Come se il comune di Ozieri dovesse occuparsi di tenere puliti entrambi i lati della Sassari Olbia con le sue sole forze); non la raccoglie il Parco perché non compete al Parco. Potrebbe raccoglierla un privato a sue spese, se ci fosse a monte un’intesa sulla gestione dell’isola. Ma nel caso di Budelli toccherà aspettare la prossima asta e sperare che non arrivi un palazzinaro.
Alcune isole sono infestate dai maiali selvatici. Si tratta di ibridi fertili, nati dal miscuglio tra cinghiali e maiali. Li ha introdotti l’uomo una trentina d’anni fa. Sono presenti a Caprera, Spargi e La Maddalena. Scavando col muso e le zampe alla disperata ricerca di cibo, condannati a vivere su isole troppo piccole per ospitarli, stanno facendo danni enormi alla flora e alla fauna locali. A Budelli non ci sono ma non si sa mai. Se il Parco ha poche colpe, non ha comunque nessuno strumento efficace per eliminarli. Questo la dice lunga sulle reali capacità di gestione del territorio da parte dei parchi, intesi solo come estensione ministeriale. Se i parchi non trovano il modo di interagire con gli attori locali e i privati, non hanno la forza per fare ciò per cui nascono: tutelare il patrimonio ecologico locale.
L’Arcipelago di La Maddalena, come altre aree della Sardegna, è interessato da un attacco virulento da parte di funghi patogeni che colpiscono alberi e arbusti. Si tratta di funghi appartenenti per lo più ai generi Diplodia e Phitophtora introdotti probabilmente con cibo esotico. Ma non pensate a chissà quale frutto sconosciuto. Basta un melone, una melanzana, una pera coltivata in Brasile (faccio per dire) o in Marocco o chissà dove e consumati qui, perché le spore vadano a contaminare una zona precedentemente intatta. L’Università di Sassari sta studiando il problema, il Parco sta contribuendo con somme non elevate, per ora, a questa ricerca. Ma il problema è serio e rischia di mettere a repentaglio la copertura vegetale di ampie zone della Sardegna nel giro di pochi anni. L’Arcipelago non è immune, e neanche Budelli, dove alcuni ginepri iniziano a ingiallire paurosamente.
La Spiaggia rosa è iperprotetta. Molti hanno abboccato ai messaggi di Pili e Pecoraro Scanio e si sono fatti l’idea che Harte volesse comprarsi la Spiaggia rosa o peggio ancora volesse costruirci sopra. Invece la Spiaggia rosa non è mai stata in vendita, perché è pubblica. Inoltre, non solo non è edificabile ma non ci si può neanche camminare sopra. Eppure quell’idea di paradiso esotico che a noi italiani piace tanto -e che la Spiaggia rosa sicuramente incarna- è stato il motore della levata di scudi per blindare Budelli. Ma un conto sono le immagini pastello, sdolcinate e romantiche, in cui la natura appare come un eden per innamorati, altra cosa è l’ecologia, la tutela ambientale, sporcarsi le mani, graffiarsi le gambe, spaccarsi gli occhi perché si sta cercando una risposta a domande scientifiche, con tutto il rispetto per i baci Perugina. La blindatura di Budelli non ha avuto niente di scientifico, e gli effetti nefasti si vedranno presto. Duecento metri più a nord della Spiaggia rosa esiste la spiaggia del Cavalieri. Una spiaggia bianca e bellissima, che sta letteralmente scomparendo. Scompare perché ogni giorno d’estate, anche senza volerlo, migliaia di piedi portano via con sé chili di sabbia ogni volta che ci passano sopra. Scompare per effetto di fenomeni geoclimatici di lunga durata. Scompare soprattutto perché per anni, ogni estate, le migliaia di barche che raggiungono i mari di Budelli hanno gettato l’ancora sulla Posidonia, una pianta marina che contribuisce a consolidare i fondali sabbiosi. Se sparisce la pianta le correnti e le onde hanno meno barriere e le spiagge risultano più esposte all’erosione.
Di fronte a tutti questi problemi, la pubblica amministrazione (Parchi, Comuni, Regioni) ha poche risorse e pochi strumenti. L’aggressività di certe emergenze ambientali, le necessità economiche delle attività turistiche, la voglia di turismo di molti cittadini, i cavilli burocratici che ostacolano le iniziative private ma anche il lavoro degli enti pubblici, la scarsità di risorse a disposizione, espongono l’ambiente, e in questo caso l’Arcipelago (in particolare proprio Budelli) a rischi enormi. Budelli insomma rischia di consumarsi perché il Parco da solo non ce la può fare a gestire un bene che già faceva fatica a amministrare come cosa pubblica, figuriamoci se dovesse diventarne il proprietario.

Per questo dico che cacciare i privati che vogliono investire nella tutela dell’ambiente è una sonora stupidaggine. Il privato va fatto sedere, gli va spiegato cosa non può fare, e gli va illustrato cosa potrebbe impegnarsi a fare in sintonia col pubblico. Nel caso di Budelli tutto questo non è avvenuto. Questo grave errore è stato commesso in buona fede da coloro che hanno fatto il tifo per “Budelli pubblica”, ma è stato commissionato da politici tanto miopi quanto disinteressati alla tutela dell’ambiente di queste isole: Pili e Pecoraro Scanio in primis.

È soprattutto grazie a loro se Budelli ora è più sola e rischia di restare orfana, mollata al suo stesso destino da una cattiva politica e da una pessima burocrazia, di cui tutti noi siamo stati un po’ complici.
3) IO E PILI
Mauro Pili si è accorto di me, o meglio, si è dovuto ricordare di me. Dopo avermi citato in un’Aula parlamentare con tanto di nome e cognome, facendomi addirittura oggetto di una interrogazione (era andato volontario ma non so che voto abbia preso, credo basso) ora mi dedica addirittura un post su uno dei suoi profili, quello che io non posso vedere perché mi ha bloccato circa un anno fa. Peccato. Se io potessi interagire con lui gli spiegherei davanti a tutti i suoi fans dove sta sbagliando su Budelli, quali danni ha contribuito a causare ai maddalenini e a tutti i sardi avallando la chiusura dell’isola. Ad esempio gli spiegherei che non lo accuso di aver fatto scappare nessuno, perché secondo me Harte non sa neanche chi è Mauro Pili. Certo, se Budelli andasse ancora all’asta e al posto di Harte se la aggiudicasse un palazzinaro, sicuramente chiederei a Pili se è contento del risultato. Oppure, in assenza di palazzinari, gli spiegherei che se passasse la trasformazione di Budelli in una riserva integrale (quella per cui Pili esultava), i maddalenini non potranno più entrare a Budelli se non accompagnati da una guida. Gli spiegherei anche che Harte non poteva aggiungere cubature, e che quella storia dell’aumento di volumetrie era una balla. Gli farei anche vedere in che condizioni è Budelli, senza un ente in grado di prendersene cura: gli mostrerei le spiagge che stanno scomparendo, portate via dall’erosione o le coste nella zona ovest, sommerse di spazzatura che nessuno raccoglie. Gli farei anche vedere che i pontili disegnati da Harte (e per cui avrebbe dovuto comunque chiedere una concessione a mare, cosa che può fare chiunque senza bisogno di proprietà a terra) non sono diversi dai campi boe che il Parco è costretto a installare ogni anno (quando non si bloccano le procedure di gara), per provare a difendere i fondali, specie quelli attorno a Budelli; e gli farei vedere cosa diventa quel mare quando non ci sono pontili o campi boe a frenare gli ancoraggi delle barche sulla Posidonia oceanica. Gli chiederei magari di illustrare i suoi progetti per Budelli. Chiaramente dovrebbe darmi la possibilità di replicare, in modo che se presentasse un castello di favole io possa smontarglielo davanti a tutti. Confesso che se me ne desse l’opportunità, gli chiederei anche come ha fatto a confondere la Sardegna con la Lombardia quando era Presidente della Regione. Gli chiederei come ha fatto a scambiare una barca per il monitoraggio ambientale con una nave per le ispezioni petrolifere; e gli chiederei anche, già che ci sono, come è andata la storia delle ruspe a Mont’e Prama. E come mai non ne ha più parlato.

Ma sono stato bloccato circa un anno fa.
Perché il dibattito è il sale della politica.

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