Attualità»

Galleria L’Opera Pia come beautiful.

caption id=”attachment_10908″ align=”alignleft” width=”800″]SAMSUNG TECHWIN DIGIMAX-340 SAMSUNG TECHWIN DIGIMAX-340[/caption]Di Chicco Tirotto

Caro direttore di Liberissimo
Leggo diversi articoli sul tema Opera Pia, tutti bene o male accomunati dal comune denominatore secondo cui l’ultima giunta Comiti, della quale io ho fatto parte, sarebbe la responsabile dello stato delle cose.
Per sgomberare il campo da equivoci e da accuse di interpretazioni soggettive, è utile leggere la consulenza commissionata dall’attuale amministrazione ad un tecnico esterno, l’ing. Pasella, costata circa 12000 euro.
Tale consulenza, se per certi versi costituisce un vero e proprio danno nel danno, dato che poteva essere eseguita dai tecnici del Comune, ha però l’indubbio pregio di fare chiarezza sull’iter di un lavoro pubblico inutilmente megalomane sin dalle origini.
Dopo avere analizzato tutti i passaggi amministrativi e tecnici dell’iter procedurale dell’opera, ed avere giudica congrui ed idonei tutti i passaggi amministrativi delle ex giunte, senza rilevare alcun profilo di responsabilità o negligenza, il consulente censura la mancanza di un master plan iniziale, ovvero di un progetto preliminare e di un business plan.
Quanto alla paternità politica dell’opera, il consulente dell’amministrazione spiega che la ristrutturazione mediante partecipazione ad un Bando regionale venne decisa dal Consiglio Comunale il 9 agosto 2001, mentre l’incarico ad un architetto di predisporre entro il 31.08.2001 il progetto preliminare venne affidato “informalmente” il 13.08.2001.
Il vizio è originario, come il peccato……
L’amministrazione dell’epoca infatti, con un progetto preliminare che il tecnico “avrebbe predisposto” in meno di 20 giorni (intorno a ferragosto), ma del quale pare si siano perse le tracce, partecipò ad un bando da circa 5 milioni di euro per ristrutturare un immobile fatiscente, senza verificare approfonditamente se se la struttura fosse idonea da un punto di vista tecnico e se la destinazione prescelta (prima congressuale poi culturale) fosse economicamente sostenibile, e soprattutto, pianificando un lavoro pubblico a casa d’altri, cioè della Chiesa, alla quale in seguito si dovette pagare il prezzo dello stabile e dell’area, pari ad un milione di euro, sottraendolo all’importo previsto per i lavori, con tutte le evidenti conseguenze.
Quindi: programmazione di un opera inutile, perché doppiona di un’altra già presente nel territorio, troppo grande per la realtà isolana, senza avere accertato preventivamente se la struttura fosse tecnicamente idonea ad essere ristrutturata e l’opera finale fosse economicamente sostenibile, e come se non bastasse, senza tenere in considerazione che struttura e terreno erano di proprietà della Chiesa..
Vane risultarono le rimostranze dei funzionari regionali in merito alla spesa d’ingenti risorse pubbliche per un doppione del teatro della Marina, perché si ottenne comunque la rimodulazione del finanziamento, da mausoleo congressuale a mausoleo teatrale.
Per capire come e quanto sia stata irrazionale la scelta originaria, si pensi che il piano di gestione, peraltro totalmente fuori dalla realtà (che avrebbe avuto tutta la Gallura come bacino d’utenza invernale e quasi 2.000.000 di turisti come bacino estivo…), venne predisposto solo anni dopo il finanziamento dell’opera, a babbo morto.
Queste sono state le scelte politiche che le amministrazioni successive hanno dovuto portare avanti, obtorto collo, a prezzo di sottrarre risorse e tempo ad altre opere.
Quanto alle scelte progettuali ed alle problematiche tecniche, si va da un progetto definitivo (2005) discordante dallo stato dei luoghi, all’origine dei primi problemi con l’originaria ditta aggiudicataria dell’appalto, continui costosi rattoppi progettuali per fare fronte alla carenze di una struttura vetusta ed inadatta, opere impensabili e costosissime come la gabbia metallica per sostenere i muri perimetrali, destinati altrimenti a crollare, varianti, problemi al tetto, nuove norme antincendio, risoluzione del primo contratto, affidamento ad un’altra ditta, incendio nel parcheggio, e last but not least, quei vincoli stringenti del patto di stabilità, inesistenti all’epoca del bando europeo, che hanno letteralmente impedito di spendere le risorse per completare l’opera nei tempi previsti, come documentato da una attenta analisi dei tempi morti tra le determinazioni assunte dal responsabile del procedimento ed i necessari nulla osta del responsabile della ragioneria.
Personalmente, pur trattandosi di un opera mal programmata ed economicamente insostenibile, considero la soluzione di abbandonare l’opera irresponsabile e foriera di guai.
Infatti, laddove l’amministrazione Montella ritenesse di non impegnarsi con convinzione in una proroga all’UE, che, si badi bene, potrebbe trovare una piena giustificazione nelle problematiche tecniche e finanziarie evidenziate dalla consulenza, il Comune subirebbe un duplice danno, cioè la restituzione del finanziamento da quasi 5 milioni di euro oltre interessi ed un opera incompiuta, per la cui ultimazione occorrerà ricercare comunque nuove ingenti risorse.opera pia ieriopera pia

© RIPRODUZIONE RISERVATA -

I commenti sono disabilitati

Non è possibile inviare un commento in questo articolo

Pubblicità