Insieme a un amico di gioventù discutevo di politica. Delle pratiche elettorali e dell’ attività indefessa dei “galoppini”. Di “correnti” e di “veleni”. Di astuzie e di scorni. Su un punto, il mio simpatico, e preparato interlocutore, ed io, ci siamo trovati assolutamente d’accordo. Era meglio quando le campagne elettorali si organizzavano all’interno delle sezioni di partito. Dentro quelle stanze, che qualcuno, assai famoso, avrebbe definito “sorde e grigie”, si decidevano le sorti politiche di una città, si dibattevano i temi, si preparavano i programmi e, principalmente, si definivano le candidature.
Le persone considerate adatte a potere aspirare ed ad assumere un incarico pubblico, istituzionale, erano scelte, selezionate, fra coloro che avevano compiuto una sorta di “cursus honorum”, privato, politico e sociale. Erano uomini e donne che “giocavano”un ruolo all’interno della società. Che si impegnavano nel sindacato, nelle associazioni di volontariato, negli enti strumentali dell’amministrazione civica, come era ad esempio l’Ente Comunale di Assistenza, nei sodalizi sportivi …
Era facile, per queste persone, trasferire le loro competenze e il loro carisma nel Consiglio comunale. Che diventava una sorta di appendice dell’opera svolta quotidianamente. Un salto di qualità nelle loro capacità, poste al servizio della collettività.
Adesso le sezioni di partito, quelle che sono ancora aperte e attive, trovano difficoltà anche a trovare i candidati. La disciplina e il sano discorrere, sovente, non trovano più spazio, in quelle sedi. Prevalgono le lotte di corrente, quando esistono, o i dissapori individuali.
Chi si candida, il più delle volte, lo fa perché dispone di un fardello di voti, da spendere per richiedere e ottenere un assessorato o un’ incarico. Meglio se retribuito.
Con questo non vogliamo populisticamente sostenere che gi amministratori pubblici, soprattutto quando sottraggono del tempo utile alla propria professione, non debbano ottenere un compenso in danaro, oltre alla gratificazione morale per l’impegno che profondono al servizio della collettività.
Ma, più concretamente, che non è comportamento leale nei confronti di quegli elettori di cui sempre ci si fa scudo, fare della politica una professione, una maniera comoda di sbarcare il lunario.
Mai come in questa fase di decadenza, di stallo, si ha necessità di proporre all’amministrazione della città persone che abbiano competenze riconosciute, che non siano ricattabili, che possano fare la voce grossa con i rappresentanti delle istituzioni sovra ordinate all’ente comunale e che non ne accettino supinamente e acriticamente tutte le imposizioni.
Quasi seicento padri e madri di famiglia, o giovani disoccupati hanno fatto richiesta ai Servizi sociali di un sussidio o di un impiego assistenziale per le povertà estreme. I pochi imprenditori non assumono più perché i loro tornaconti non lo permettono. Quelle poche strutture ricettive di respiro internazionale che vi erano sono state chiuse o paiono una sorta di torre d’avorio, senza nessun rapporto con la nostra realtà lavorativa.
Non abbiamo il diritto di buggerare i nostri concittadini. Ne adesso, ne mai!. E’ terribile . E’ ignobile.
Diceva saggiamente un capo guerriero pellerossa, Cavallo Pazzo: “Gli spiriti non dimenticano”. E la vendetta, in questo caso, sarà consumata nel segreto di una cabina elettorale.







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