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Galleria La camera iperbarica è pronta a Maggio mai

la camera iperbarica consegnata oggi a La Maddalena
Di Francesco Nardini –

L’arrivo a La Maddalena dell’assessore Simona De Francisci, era il 19 luglio scorso, ci fece sperare (dopo le affermazioni del Direttore Generale Fadda), vista la solerzia con la quale l’assessore aveva seguìto le vicende del nostro ospedale civico, che le cose a casa nostra, nel nostro ospedale, si sarebbero avviate con più celerità. In particolare era stata data all’assessore la certezza, da parte della dirigenza dell’azienda sanitaria ASL n. 2 (Fadda), che la nuova camera iperbarica sarebbe stata efficiente <>. Beh, è chiaro a tutti che ‘una ventina di giorni’ sono trascorsi da allora, anzi parecchie ‘ventine’, ma la famosa camera iperbarica è ancora lontana dal funzionamento. Siamo di fronte ad una delle tante fiabe che i poteri pubblici raccontano con abbondanza a questa comunità (Asl Olbia). L’intrigo dei fili, tubi, tubicini, ecc che dovrebbero fare funzionare la nuova camera sono tuttora in bella vista. Anche questa sembra un’altra delle tante incompiute che pullulano sull’Isola. Con caparbietà, tuttavia,continuiamo a pensare che alla fine la camera funzionerà. Non siamo ben certi sul quando e il trascorrere del tempo ci induce sempre più a credere a quell’inciso isolano che, in merito alle cose che hanno un avvenire poco certo, afferma: ‘a maggju mai!’. Vedremo, sperando di essere presto smentiti. Come vorremmo essere smentiti sul futuro di tutto il complesso delle opere che dovrebbero dare a questo piccolo ospedale – ma che ha ragione d’esistere a termini del D.P.R. n. 34 del 28.09.1990 in cui espressamente si dichiara che il ‘Paolo Merlo’ è indispensabile alla Comunità Maddalenina in quanto sito in una delle isole minori – una stabilità utile alla comunità. Non vogliamo rivangare, lo potremo fare altre volte, realtà a tutti noti, ahimé, vorremo ancora una volta rammentare ai politici (di Olbia e La Maddalena) la paziente difficoltà di una comunità costretta ad essere eternamente a mezzo servizio sanitario. Si deve andare ad Olbia, a Tempio, a volte a Sassari ed oltre, per eseguire visite di routine, interventi di minima difficoltà, analisi specialistiche e quant’altro, avendo sulla testa la spada di Damocle di un servizio trasporti traghetti perennemente in agitazione e in rimodulazione delle corse. Un progetto di recupero funzionale di tutto l’ospedale non è più rimandabile, specie a livello di camera iperbarica, pronto soccorso, chirurgia e ginecologia. Costi quel che costi.

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